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L’articolo di Mario Desiati sull’antologia “La letteratura non conta niente”, edita da Citofonare Interno 7

La vera fatica dello scrittore la presentazione porta a porta

15 aprile 2011 —   pagina 19   sezione: BARI

di Mario Desiati

OGNI scrittore dal venerato maestro, al dilettante allo sbaraglio, custodisce nella sua carriera un episodio oscuro che tendea rimuovere, che procura imbarazzo e che viene seppellito nei recessi della propria memoria. La presentazione disastro. Mordecai Richler nel racconto Il piazzista di libri ( Mordecai, Adelphi, 2011), parla con ironia del cambiamento antropologico della figura dello scrittore. «Il varietà non è morto, solo che – scrive al posto di cantanti, prestigiatori, battutisti e imitatori si è insediato lo scrittore frastornato dal jetlag, che legge pagine della propria opera in qualsiasi libreria garantisca un pubblico minimo di otto clienti». In realtà ci si ritrova molto spesso davanti a meno di otto lettori, come raccontano gli esilaranti report raccolti nel libro curato da Rossano Astremo e Girolamo Grammatico La letteratura non conta niente per le edizioni Citofonare Interno 7. La piccola casa editrice nasce sull’ onda di un evento nato tra il quartiere Pigneto di Romae la Puglia. Happening domestici dove scrittori di fama e non, leggono in una casa privata passi inediti di loro libri che verranno. Astremo, poeta e critico grottagliese da questa formula ha tratto l’ idea di costruire un’ etichetta editoriale che si articola tra la Puglia e Roma esattamente come gli incontri di Citofonare interno 7 (e che in alcuni incontri pugliesi sono diventati Citofonare interno 8). In questi eventi si sono incontrate esperienze diverse, la poesia, la narrativae anche la musica. Gli autori hanno potuto provare alcune pagine dei loro romanzi confrontandosi con un pubblico che, nell’ agio di una situazione domestica, costruisce un rapporto con lo scrittore più empatico e familiare rispetto a quello cattedratico di molte presentazioni. Le presentazioni appunto. Un tema da desacralizzare e che diventa tema dell’ antologia di Astremo e Grammatico. La letteratura non conta niente raccoglie dieci testimonianze di scrittori italiani su presentazioni di libri che per le ragioni più varie – pubblico assente, personaggi molesti tra i presenti all’ incontro, organizzazione disastrosa e relatori insopportabili – si sono trasformate in un duro banco di prova per i malcapitati protagonisti. I ricavati andranno a sostenere proprio un progetto promosso da La casa di cartone dal titolo B.I.P. (beni immateriali primari), che prevede l’ utilizzo di performance artistiche nei luoghi del disagio per l’ integrazione tra fasce emarginate di popolazione e il territorio. Tra gli autori i pugliesi Livio Romano, Omar di Monopoli, Elisabetta Liguori che compiono un inventario (ma in certi casi potrebbe parlarsi di lombrosario) delle loro esperienze pubbliche più “compromettenti”. Il pezzo della Liguori racconta una disavventura durante un’ iniziativa di presentazioni libresche in spiaggia. Con il caldo torrido davanti a un pubblico svogliato si narrano le vicissitudini delle scrittrice leccese alle prese con una molesta presentatrice disposta a tutto pur di non lasciare il microfono. Omar di Monopoli scrive invece con la consueta limpida e cruda tonalità di voce della sua narrativa migliore, l’ umanità di un carcere foggiano dove gli capiterà di presentare uno dei suoi romanzi. Ma è a Livio Romano che sembrano succederne di tutti i colori. L’ autore di Mistandivò, nella sua decennale esperienza di scrittore sembra aver vissuto le più incredibile presentazioni. Dalle soppressate d’ argento, allo stalker molesto che lo perseguita, passando un incontro con un poeta croato che è costretto a tradurre e di cui riesce a carpire soltanto «Sono felice di essere stato qui con voi», ne viene fuori un cammeo tra l’ ironico, ma anche il malinconico. Dura la vita degli scrittori che devono lavorare anni a un libro, cesellarlo mesi con un editor, e poi ritrovarsi a doverlo promuovere davanti a quattro lettori svogliati o aggressivi, quando magari quel libro che hai scritto ti è già morto dentro, hai un’ altra storia per la testa e la vorresti raccontare a scapito del vecchio. E tornando a Richler e con l’ antologia delle presentazioni disastrose non può che rimpiangersi un tempo lontano e perduto per gli scrittori: «Erano i giorni felici in cui gli scrittori guardavano ancora i piazzisti – gente che girava di città in città armata solo di una ventiquattrore – dall’ alto in basso: adesso non possiamo non considerarli nostri colleghi».

La letteratura non conta niente: in anteprima l’introduzione dei curatori

 

INTRODUZIONE

 

«La vita bisogna viverla, in questo consiste tutto, semplicemente. Me lo disse un barbone che incontrai l’altro giorno uscendo dal bar La Mala Senda. La letteratura non conta niente».

(R. Bolaño, I detective selvaggi)

 

In Italia si pubblicano sessanta mila nuovi titoli ogni anno. Cinquemila ogni mese. Oltre centosessanta ogni giorno. Immaginate ora centosessanta nuovi libri che quotidianamente vengono fuori dalle stamperie d’ogni parte dello stivale, per poi giungere nei magazzini dei distributori e da qui poi dirigersi nelle librerie.

Immaginate, in più, il lavoro degli uffici stampa che, con la crescita esponenziale di possibili concorrenti, infittiscono impazienti la loro agendina di numeri di giornalisti, critici letterari, librerie, organizzatori di eventi e quant’altro affinché, attraverso le loro ammalianti capacità persuasive, possano ottenere fette di spazio e visibilità sempre crescenti.

Immaginate, per un attimo, lo scrittore contemporaneo alle prese con il suo libro fresco di stampa.

Il suo lavoro, quindi, non consiste solo nel mettere su carta la storia che ha preso possesso della sua mente, ma, una volta terminato l’atto creativo, è necessario che si rimbocchi le maniche e che faccia sfoggia del suo sorriso migliore per andare incontro al suo pubblico.

Non sempre però le ciambelle vengono fuori con il buco e il libro che avete tra le mani dà conto di questi buchi venuti male, di questi incontri pubblici in cui per lo scrittore presentare la sua «ultima fatica» si trasforma in un tragico atto del quale molto volentieri farebbe a meno.

La letteratura non conta niente raccoglie dieci testimonianze di scrittori italiani su presentazioni di libri che per le ragioni più varie – pubblico assente, personaggi molesti tra i presenti all’incontro, organizzazione disastrosa e relatori insopportabili – si sono trasformate in un duro banco di prova per i malcapitati protagonisti.

Saverio Fattori, Marco Montanaro, Roberto Mandracchia, Giuseppe Braga, Angela Scarparo, Omar Di Monopoli, Ilaria Mazzeo, Marco Candida, Livio Romano ed Elisabetta Liguori danno la loro versione dei fatti, imbandiscono, ciascuno con la propria voce e con il proprio stile, un campionario ironico di disastri realmente accaduti, nel quale serio e faceto si mescolano dando vita ad un immaginario franto del sistema editoriale italiano.

Il libro che avete tra le mani è il primo volume edito da Citofonare Interno 7.

A Claudio Morici va un nostro sentito ringraziamento, perché è grazie alla sua originale idea che ha preso corpo la voglia di realizzare questa antologia.

Parte del ricavato ottenuto dalla vendita di questo volume servirà a finanziare B.I.P. (beni primari immateriali), un progetto ideato dall’associazione di promozione sociale La casa di cartone, che prevede l’utilizzo di performance artistiche nei luoghi del disagio per l’integrazione tra fasce emarginate di popolazione e il territorio.

Un’occasione in più per far sì che la lettura di questo libro possa essere un piccolo gesto rivoluzionario.

 

I curatori

 


Citofonare Interno 7 a Milano: Comunicato Stampa

 

Citofonare Interno 7

26 marzo 2011

ore 19

Via Lazzaro Palazzi 3

Milano

 

Un nuovo appuntamento che porta, nel clima conviviale di un salotto, la lettura di alcuni passi di libri inediti e uno spettacolo musicale live. Con Citofonare interno 7 l’aperitivo si fa a casa e l’intimità domestica si trasforma in condivisione culturale.
Citofonare Interno 7 è un vero e proprio reading-mob che mobilita la cultura e la offre a domicilio. Il format è stato ripreso diverse volte a Roma e per la prima volta giunge a Milano, proponendo reading di testi inediti di scrittori con intermezzi di musica d’autore, in un’abitazione messa a disposizione della collettività. Dopo il successo delle passate edizioni, questa volta gli organizzatori (Girolamo Grammatico, Rossano Astremo e Cristiano Peluso) accolgono i propri ospiti in un appartamento di Via Lazzaro Palazzi 3, a Milano, nei pressi di Porta Venezia.
Al fianco della letteratura e della buona musica, l’evento si fa portavoce di integrazione e solidarietà, grazie alla collaborazione con l’associazione
La casa di cartone: Citofonare Interno 7 sarà, infatti, l’occasione per presentare l’attività del gruppo Trasgressione, equipe di psicologi e volontari che lavorano nei carceri di Bollate e San Vittore, a stretto contatto con i detenuti. Inoltre l’incontro sarà un’occasione per presentare il lavoro dell’associazione onlus Io Design.

Ecco gli scrittori della serata:

Cosimo Argentina è nato a Taranto nel 1963 e vive in Brianza dal 1990. È professore precario dal 1988 e ha insegnato in diversi istituti sparsi per l’Italia. Ha esordito con il romanzo Il cadetto (Marsilio) vincitore del premio Khilgren come migliore opera prima. Tra i suoi romanzi Cuore di cuoio (Sironi, 2004), Maschio adulto solitario (Manni 2008) e Vicolo dell’acciaio (Fandango, 2010).

Alessandro Bertante è nato ad Alessandria nel 1969, da sempre vive a Milano. Nel 2000 ha pubblicato il romanzo Malavida (Leoncavallo Libri), nel 2003 ha curato per la Piemme la raccolta di racconti 10 storie per la pace, nel 2005 è uscito il saggio Re Nudo (nda Press), nel 2007 il saggio Contro il ’68 (Agenzia x), nel 2008 il romanzo Al Diavul (Marsilio) e nel 2011 Nina dei lupi (Marsilio)

Giuseppe Genna, nato a Milano nel 1969, è uno dei più noti e importanti scrittori italiani delle ultime generazioni. Tra i suoi romanzi ricordiamo Nel nome di Ishmael (Mondadori 2001), Non toccare la pelle del drago (Mondadori 2003), Grande Madre Rossa (Mondadori 2004), Dies Irae (Rizzoli 2006), Hitler (Mondadori 2007) e Assalto a un tempo devastato e vile (minimum fax, 2010). I suoi libri sono tradotti in molte lingue.

Flavio Santi vive in campagna alle porte di Pavia. Alterna l’attività di traduttore (Balzac, Celan, Gifford, Kelman, Stone, Smith ecc.) a quella di libero docente universitario. È autore di libri di poesia, tra cui Rimis te sachete (Marsilio, 2001), Il ragazzo X (Ed. Atelier, 2004), dei romanzi Diario di bordo della rosa (PeQuod, 1999) e L’eterna notte dei Bosconero (Rizzoli, 2006), della raccolta di racconti La guerra civile in Italia (Sartorio, 2008). Il suo ultimo libro è Aspetta primavera, Lucky (Socrates, 2011)
Suoi racconti, romanzi e poesie sono tradotti in numerose lingue.

Musica

Ad esibirsi per il primo appuntamento milanese di Citofonare Interno 7 ci saranno i Missibilli (Giuseppe Braga, Lapo Calosi, Ferruccio Guerra ed Ettore Menguzzo)


L’ingresso all’evento e il buffet sono liberi, con una sottoscrizione facoltativa per finanziare le attività dell’Associazione di promozione sociale La casa di cartone.

 

Citofonare Interno 7

www. citofonareinterno7.wordpress.com

La casa di cartone

http://www.lacasadicartone.it


La letteratura non conta niente:Ecco gli autori: Saverio Fattori (1)

(L’antologia “La letteratura non conta niente. 10 racconti su disastrose presentazioni di libri”, primo titolo della neonata casa editrice Citofonare Interno 7, sarà disponibile a partire da marzo. In questo spazio vi presenteremo, attraverso un loro testo già altrove edito, gli autori presenti nel libro. Partiamo da Saverio Fattori, ch ha pubblicato con Gaffi editore tre libri, Alienazioni padane (2004), Chi ha ucciso i Talk Talk (2006) e Acido Lattico (2008). Il racconto che ha scritto per Citofonare Interno 7 si chiama “Se qualcuno ha delle domande…”. Qui sotto vi presentiamo la parte prima di “Cattedrale”, un romanzo a puntate apparso sul sito di Carmilla).

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da CATTEDRALE

di Saverio Fattori

Parte prima: LUCIFERO AL BUILDING 2

Un ragazzo con il giubbotto scuro mi chiede di usare il mio badge per sbloccare il girello. Lui non ha ancora il badge. È il suo primo giorno, tiene a sottolineare con un largo sorriso. Non lo compatisco e non ho alcuna invidia, non mi sento in dovere di rispondere con nessuna frase da vecchio operaio rassegnato e pacificato. Passo il badge e rificco le mani in tasca fino quasi a rompere la stoffa dei jeans, non è questione di freddo, la temperatura è in risalita. Sono pieno di tic nervosi. Io la soglia della fabbrica l’avevo varcata nel 1988, e non c’era nessun badge o girello. Entrammo in venti quel giorno di novembre, un giorno come oggi di inverno temperato e mortifero. L’azienda era in espansione spaventosa, qualcuno aveva visto lontano, individuato potenzialità, nuove esigenze, aree di mercato vergini da esplorare. Condizionatori d’aria per auto. Al tempo optional elitario, oggi montato di serie anche sui muli della Sardegna. Dopo una settimana avevamo tutti il contratto a tempo indeterminato, montato di serie su tutti i disgraziati che nella vita non avevano saputo costruirsi nulla di meglio con gli studi o con altre iniziative personali. Quelli che rivendicavano una beata medietà, che non avevano fatto esperienze particolari. Quelli che nella carta di identità luogo di nascita e residenza coincidono o si discostano di pochi chilometri. Quelli con poche variabili, esigenze a basso voltaggio. Quelli che nella vita non avrebbero fatto mai nulla di male. E niente di buono. Non lo sapevamo, ma ci stavamo lasciando alle spalle gli anni in cui il tempo indeterminato era considerato una pietra tombale per esseri solo formalmente in vita. La popolazione con impeti di trasgressività disprezzava questa condizione, il posto fisso liquidato come altamente pericoloso per gli stimoli celebrali. Oggi, in piena restaurazione, la stagnazione lavorativa è riabilitata e la malattia del secolo è diventata la precarietà.
Rallento il passo non voglio affiancare l’ultimo arrivato, non voglio condividere banalità da lunedì mattina. Mi sembra strano che possano esistere ancora cuccioli di operai in occidente, la televisione non ne parla mai, non parla mai di questi cimiteri. Nemmeno gli scioperi nazionali arrivano a intaccare la prima metà di qualunque telegiornale. I controllori di volo creano disagio, bivacchi di turisti indignati prede facili per giornalisti eccitati. Qualche decina di operai con le bandiere rosse che stazionano sui binari di una ferrovia mettono solo addosso una tristezza antica. A scendere in piazza per rivendicare meriti e diritti sono sparute frange organizzate dalle confederazioni nazionali e chi davvero non ha nulla, e quindi nulla da perdere. Chi detiene un posticino indeterminato, ha la percezione di una piccola tana da difendere da altri disperati e non ascolta grilli parlanti del dissenso verso le classi dirigenti. Abbassa la testa con i padroni e la dignità se l’è bruciata tutta la sera prima davanti alla televisione. Le bucce di patate si litigavano tra detenuti del campo, le guardie armate diventavano entità malvagie, ma sfuggenti, la realtà erano i gomiti degli altri condannati, i nemici per priorità erano gli eguali.
Il ragazzo col giubbotto Caterpillar sta entrando dalla porta dello stabilimento. Non sembra intimidito, lo sguardo è alto. Ha un bel po’ di vita davanti, una fidanzata fresca, una utilitaria con motore sovra alimentato, il suo organismo recupera bene gli eccessi del fine settimana.
Come potrei non odiarlo?


Collane: Vertigine e Abbecedario: Il nostro 2011

Il progetto editoriale di Citofonare Interno 7 parte in questo 2011 con la pubblicazione di 5 volumi. Due rientrano nella collana di narrativa, chiamata Vertigine: a marzo uscirà “La letteratura non conta niente”, volume antologico su racconti di disastrose presentazioni letterarie raccontate da dieci scrittori italiani – Saverio Fattori, Roberto Mandracchia, Ilaria Mazzeo, Elisabetta Liguori, Livio Romano, Omar Di Monopoli, Giuseppe Braga, Angela Scarparo, Marco Montanaro e Marco Candida -; a settembre un libro-intervista sul mestiere dello scrittore, nel quale a raccontare il loro rapporto con la scrittura saranno, tra gli altri, Emanuele Trevi, Carlo D’Amicis, Carola Susani e Giordano Meacci. I tre restanti volumi verranno pubblicati nella collana Abbecedario, in cui dalla a alla z si cercherà di raccontare il meglio e il peggio dell’immaginario collettivo di questo Paese, e sarano tre guide non conformiste alle città di Lecce, Tropea e dintorni e Roma. Il libro su Lecce sarà scritto da Elisabetta Liguori ed uscirà a giugno. Sempre a giugno Maria Carrano pubblicherà il suo volume su Tropea. A dicembre, infine, Michela Carpi ci racconterà la sua Roma.


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