Piccolo concorso “La letteratura non conta niente”: primo racconto selezionato

 

ANNA E IL BAMBINO

di Filomena Pucci

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La vita precaria ormai le faceva paura, dopo un anno di dedizione convinta alla causa della scrittura, cominciava ad avere dubbi sul suo destino di scrittrice in potenza. “Chi sono io?” era la domanda che la svegliava di notte da settimane e che non la faceva più riaddormentare fino a dopo l’alba. Quel primo sabato di maggio però si era svegliata benissimo, aveva finalmente dormito una notte intera, e aveva aperto gli occhi fiduciosa sul suo futuro, e sul lunedì che l’aspettava dopo quel week end. Aveva inforcato la sua bicicletta per andare a quel brunch letterario, e assistere alla presentazione di un nuovo libro, un piccolo caso, di sicuro successo. Si, si diceva, questa è la vita, curiosità e apertura, fiducia e amore, mai più quella paura di vivere che l’aveva attanagliata in quegli ultimi giorni. Era arrivata all’indirizzo della presentazione, e prima di salire aveva gettato un’occhiata veloce al suo cellulare, per vedere se era arrivato caso mai, qualche messaggio inaspettato, ma niente, come al solito, niente. Fiduciosa e sorridente era comunque salita quarto piano del palazzo. Sulla soglia della porta aveva visto una casa assolata, piena di gente e bambini. Tanti bambini. Già, perché quelli della sua età cominciano a fare bambini e malgrado lei non pensi di avere i geni della madre, è inevitabilmente attratta da quei cuccioli. Sarà per questo, che fatti tutti i saluti, si trova improvvisamente tra le braccia la figlia di un’amica: Margherita appena due anni, figlia di quella sua amica che, così per caso aveva scritto un libro, che era diventato un best seller, mentre lei, inutile dirlo, il romanzo su cui aveva lavorato per tre anni, nemmeno riusciva a farlo leggere agli editori giusti. La sua amica però le diceva di continuare a tenere duro, perché le cose belle accadono in un istante, quando meno te lo aspetti. Come era successo a lei che dopo il libro aveva pure avuto quel piccolo cucciolo di donna. Con Margherita tra le braccia sentiva la leggerezza di quell’esserino come se fosse la sua, come se fosse stata lei quel bambina beata e allo stesso tempo lei, la madre che ne aveva cura; era una sensazione strana ma che le metteva serenità. E poi lei lo sapeva benissimo che non era affatto tutto rose e fiori, se le ricordava ancora le fatiche di sua madre. Addirittura una volta da qualche parte aveva letto che i neonati, come tutti i cuccioli di animali, sono così irresistibili proprio perché devono innescare in chiunque li guardi un sentimento di protezione e di cura. Non poteva che essere così, ne valeva la loro sopravvivenza. Ecco un bluff anche loro, proprio come le aveva spiegato sua madre. Ancora con quella bambina tra le braccia e dopo averne apprezzato per un altro breve istante, la sua sconvolgente leggerezza, Anna si aggira tra gli invitati alla ricerca della legittima madre, a cui riconsegnare il peso di quella responsabilità. Adesso leggera, delle sue braccia vuote va a cercare in cucina un bicchiere di vino rosso. Le persone continuano ad arrivare, è quasi l’una di un sabato di maggio, e molti di quelli che arrivano, sono carichi di bambini e carrozzine. A quanto pare quell’orario invita i neo genitori ad uscire allo scoperto con i loro cuccioli e quella presentazione, sembra a metà con una festa per bambini. Arrivano in tanti, anche nomi importanti di quelli che lei un po’ ammira e invidia insieme. Nel grande salone continuano i preparativi tecnici per la presentazione, casse, microfoni, leggii. Mentre aspetta un po’ annoiata, con fare disinteressato, controlla di nuovo il cellulare nella sua borsetta, nessuna messaggio inaspettato è arrivato. Se lo ripete mille volte al giorno di non fare quel gioco, che poi ci rimane male, senza che nessuno le abbia fatto male, eppure la tentazione è irresistibile.

E’ una splendida giornata di maggio, un uomo con il cravattino rosso, anche lui accompagnato da una figlia, in età di scuola elementare, le sia avvicina e la saluta. E’ un critico letterario, di quei geniacci che leggono tutto, e con sprezzo del lavoro e della fatica, riescono a fare mille progetti interessanti. Ha letto il suo romanzo, e le dà alcuni suggerimenti su come migliorarlo, è gentile, ma non come lei avrebbe bisogno. Mentre parla, la sua bambina gli si struscia alle gambe e lui amorevolmente le accarezza i capelli e le sorride. Pensa che in quel momento preferirebbe essere quella ragazzina, piuttosto che la scrittrice in potenza, di cui tutti aspettano l’esordio. Ma si ricorda dei buoni propositi con cui si era svegliata, curiosità, fiducia, amore, e con la scusa di prendere un altro bicchiere si allontana da lui e dalle sua inespugnabile perfezione.

Gironzolando per casa con il piatto stracolmo di rustici alla ricotta, ancora una volta la sua attenzione è attirata da un bambino. Sta solo in un angolo, composto e silenzioso, un piccolo uomo in camicia e giacca blu. Seduto con il suo piattino, mangia piano, piano cercando di non sporcarsi, raccogliendo le briciole agli angoli della bocca. Mentre lo guarda, la mamma di Margherita le si avvicina e le sussurra alle orecchie: “E’ il figlio di quella scrittrice” indicando con il mento, una donna bionda e segaligna, con le labbra rifatte che sta parlando con l’organizzatore della presentazione. “E’ quella che vincerà lo Strega, già si sa”, spiega ancora la madre di Margherita, che intanto sorride beata tra le sue braccia. “Un libro più odioso non lo poteva scrivere, eppure tutti la corteggiano, pensa, pare che abbia già firmato per il prossimo libro con ****” L’organizzatore intanto, non fa che dire si con la testa, sembrano quasi inchini, quella donna a meno di 5 metri di distanza incute terrore.  Per fortuna Anna sta più lontana.

Finalmente la presentazione ha inizio, inutile dire che la protagonista è la futura vincitrice dello Strega. L’atmosfera diventa rapidamente seria, e Anna con il suo piattino di rustici in mano si sente improvvisamente a disagio, per questo mentre gli altri si siedono, corre in cucina per posare il piatto da qualche parte. Quando ritorna nella sala, tutti i posti sono già presi e in religioso silenzio, l’organizzatore sta per presentare la scrittrice. In piedi in fondo alla sala, Anna si guarda intorno, il figlio della scrittrice non è più seduto al suo posto, di lui resta solo una fetta di torta al cioccolato morsa e abbandonata sul piattino, poggiato sulla sedia, accanto al tovagliolo bianco che prima aveva sulle ginocchia. Gli altri bambini hanno smesso di giocare e sono seduti diligentemente sulle ginocchia di mamma e papà, solo il frignare contenuto di un neonato, interrompe la voce monotona della scrittrice, che legge le pagine che le hanno meriteranno il prestigioso premio. La sua amica aveva ragione, quel libro e pomposo e provocatorio, scritto da qualcuno che non ha nulla da perdere, Anna vorrebbe andar via. Mentre il silenzio incombe un pianto lontano si insinua nelle sue orecchie, Anna si guarda intorno ma non vede nulla. Nessun altro sembra avere percepito alcunché, tutti presi dalla noia di quella futura scrittrice famosa, solo lei continua a sentire quel lamento represso. Indietreggiando lentamente, sente sempre più chiaro quel pianto provenire dal bagno in corridoio. La porta è solo accostata e sbirciando all’interno della stanza da bagno, Anna intravede il figlio della scrittrice davanti al lavabo con la camicia bianca inzuppata d’acqua, con la quale il bambino sta cercando goffamente di pulire una macchia di cioccolato. Il bambino appena la vede entrare, sgrana gli occhi terrorizzato, e solo un enorme sorriso di Anna sembra tranquillizzarlo per un attimo. Ricomincia a piangere e le racconta che lui non voleva sporcarsi, che era stato tanto attento, però la cioccolata era scivolata e lui non se ne era nemmeno accorto, e adesso doveva pulire tutto, se no la mamma si arrabbiava tantissimo. Anna gli sorride e prova a spiegare al ragazzino che non importava, che la mamma avrebbe capito, ma a quelle parole il bambino ricomincia piangere senza consolazione, “No, no, mamma s’arrabbia. Avevo promesso, non mi dovevo sporcare, poi non mi vuole più bene.” Un moto inaspettato di Anna la fa avvicinare al bambino, lo abbraccia e comincia ad accarezzarlo sui capelli. “Certo che ti vuole bene mamma, mamma ti vuole sempre bene, anche se a volte va di fretta e dice le parole con la voce alta. Mamma ti vuole sempre bene anche se non te lo dice tutti i giorni, anche se non ti fa sempre le carezze. Perché le mamme altrimenti non si chiamerebbero mamme, la tua ti vuole tantissimo bene” Il bambino con la camicia bagnata, guarda Anna interrogativo per un attimo, sarebbe bello credere alle sue parole, poi la paura lo riacchiappa e ricomincia a piangere grossi lacrimoni. Anna allora gli propone di levarsi la camicia, ci penserà lei a risolvere tutto. Il bambino tirando su con il naso, si sfila la piccola giacca blu e poi passa la camicia ad Anna, che si sbriga a lavarla con la saponetta e poi con il phon inizia ad asciugarla. Il bambino quando capisce quello che sta succedendo finalmente esplode in un sorriso e si asciuga le lacrime con il dorso delle mani. Il tempo passa e fuori la presentazione prosegue. Applausi, interventi, complimenti, una presentazione infinita. E per fortuna, altrimenti quella camicetta non si sarebbe mai asciugata. Quando il bambino si è ricomposto nella sua divisa di piccolo uomo, Anna sbircia fuori dalla porta per controllare che non ci sia nessuno fuori, e poi gli fa segno di uscire, lui va di corsa accanto alla madre, le prende la mano e aspetta fiducioso una carezza. La scrittrice, finalmente prende in braccio il bambino, e lo presenta a tutti come il suo gioiello. Anna lascia defilata la presentazione, senza salutare nessuno, sulla soglia di casa saluta da lontano il bambino, ma il piccolo nemmeno se ne accorge, tanto è felice di stare braccio alla madre, che gli vorrà sempre tanto bene finché sarà il bambino perfetto che non si sporca mai, nemmeno con la cioccolata.


La letteratura non conta niente: piccolo concorso

 La letteratura non conta niente: piccolo concorso

“La letteratura non conta niente”, primo libro edito da Citofonare Interno 7, raccoglie dieci testimonianze di scrittori italiani su presentazioni di libri che per le ragioni più varie – pubblico assente, personaggi molesti tra i presenti all’ incontro, organizzazione disastrosa e relatori insopportabili – si sono trasformate in un duro banco di prova per i malcapitati protagonisti.

Conservate anche voi in memoria il racconto di una presentazione disastrosa di un libro di cui siete stati protagonisti o alla quale avete partecipato in qualità di spettatori?

Citofonare Interno 7 lancia un piccolo concorso. Raccogliamo le vostre testimonianze (un max di 5 cartelle da spedire a rossanoastremo@libero.it) su presentazioni letterarie da dimenticare. Il migliore riceverà in regalo una copia del libro, la pubblicazione sul sito della casa editrice e la lettura pubblica degli stessi nella presentazione dell’antologia che si terrà alla Libreria Feltrinelli di via del Babuino il 10 maggio prossimo.

Sul sito della casa editrice verranno pubblicati anche altri racconti ritenuti meritevoli.

I racconti giunti saranno letti e valutati dai due curatori dell’antologia.

Termine ultimo per spedire i racconti: venerdì 6 maggio.

Proclamazione del vincitore: lunedì 9 maggio.

Siate ironici e spietati!

Partecipate numerosi!


L’articolo di Mario Desiati sull’antologia “La letteratura non conta niente”, edita da Citofonare Interno 7

La vera fatica dello scrittore la presentazione porta a porta

15 aprile 2011 —   pagina 19   sezione: BARI

di Mario Desiati

OGNI scrittore dal venerato maestro, al dilettante allo sbaraglio, custodisce nella sua carriera un episodio oscuro che tendea rimuovere, che procura imbarazzo e che viene seppellito nei recessi della propria memoria. La presentazione disastro. Mordecai Richler nel racconto Il piazzista di libri ( Mordecai, Adelphi, 2011), parla con ironia del cambiamento antropologico della figura dello scrittore. «Il varietà non è morto, solo che – scrive al posto di cantanti, prestigiatori, battutisti e imitatori si è insediato lo scrittore frastornato dal jetlag, che legge pagine della propria opera in qualsiasi libreria garantisca un pubblico minimo di otto clienti». In realtà ci si ritrova molto spesso davanti a meno di otto lettori, come raccontano gli esilaranti report raccolti nel libro curato da Rossano Astremo e Girolamo Grammatico La letteratura non conta niente per le edizioni Citofonare Interno 7. La piccola casa editrice nasce sull’ onda di un evento nato tra il quartiere Pigneto di Romae la Puglia. Happening domestici dove scrittori di fama e non, leggono in una casa privata passi inediti di loro libri che verranno. Astremo, poeta e critico grottagliese da questa formula ha tratto l’ idea di costruire un’ etichetta editoriale che si articola tra la Puglia e Roma esattamente come gli incontri di Citofonare interno 7 (e che in alcuni incontri pugliesi sono diventati Citofonare interno 8). In questi eventi si sono incontrate esperienze diverse, la poesia, la narrativae anche la musica. Gli autori hanno potuto provare alcune pagine dei loro romanzi confrontandosi con un pubblico che, nell’ agio di una situazione domestica, costruisce un rapporto con lo scrittore più empatico e familiare rispetto a quello cattedratico di molte presentazioni. Le presentazioni appunto. Un tema da desacralizzare e che diventa tema dell’ antologia di Astremo e Grammatico. La letteratura non conta niente raccoglie dieci testimonianze di scrittori italiani su presentazioni di libri che per le ragioni più varie – pubblico assente, personaggi molesti tra i presenti all’ incontro, organizzazione disastrosa e relatori insopportabili – si sono trasformate in un duro banco di prova per i malcapitati protagonisti. I ricavati andranno a sostenere proprio un progetto promosso da La casa di cartone dal titolo B.I.P. (beni immateriali primari), che prevede l’ utilizzo di performance artistiche nei luoghi del disagio per l’ integrazione tra fasce emarginate di popolazione e il territorio. Tra gli autori i pugliesi Livio Romano, Omar di Monopoli, Elisabetta Liguori che compiono un inventario (ma in certi casi potrebbe parlarsi di lombrosario) delle loro esperienze pubbliche più “compromettenti”. Il pezzo della Liguori racconta una disavventura durante un’ iniziativa di presentazioni libresche in spiaggia. Con il caldo torrido davanti a un pubblico svogliato si narrano le vicissitudini delle scrittrice leccese alle prese con una molesta presentatrice disposta a tutto pur di non lasciare il microfono. Omar di Monopoli scrive invece con la consueta limpida e cruda tonalità di voce della sua narrativa migliore, l’ umanità di un carcere foggiano dove gli capiterà di presentare uno dei suoi romanzi. Ma è a Livio Romano che sembrano succederne di tutti i colori. L’ autore di Mistandivò, nella sua decennale esperienza di scrittore sembra aver vissuto le più incredibile presentazioni. Dalle soppressate d’ argento, allo stalker molesto che lo perseguita, passando un incontro con un poeta croato che è costretto a tradurre e di cui riesce a carpire soltanto «Sono felice di essere stato qui con voi», ne viene fuori un cammeo tra l’ ironico, ma anche il malinconico. Dura la vita degli scrittori che devono lavorare anni a un libro, cesellarlo mesi con un editor, e poi ritrovarsi a doverlo promuovere davanti a quattro lettori svogliati o aggressivi, quando magari quel libro che hai scritto ti è già morto dentro, hai un’ altra storia per la testa e la vorresti raccontare a scapito del vecchio. E tornando a Richler e con l’ antologia delle presentazioni disastrose non può che rimpiangersi un tempo lontano e perduto per gli scrittori: «Erano i giorni felici in cui gli scrittori guardavano ancora i piazzisti – gente che girava di città in città armata solo di una ventiquattrore – dall’ alto in basso: adesso non possiamo non considerarli nostri colleghi».

Mario Desiati su “La letteratura non conta niente”: articolo apparso venerdì su Repubblica di Bari


Una presentazione dell’evento e della casa editrice apparsa su “Su la testa” e “Coolclub.it”

 

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di Rossano Astremo
Era il maggio del 2008 quando, dopo aver organizzato, per anni, eventi letterari in librerie, associazioni culturali, biblioteche, bar, pub, gallerie d’arte, enoteche, ristoranti, decisi che, in questa proliferazione di libri nei contesti più vari, alcuni consueti altri meno, era giunto il momento di sparigliare le carte e di osare l’insolito. L’idea fu quella di invitare tre giovani scrittori italiani, Francesco Pacifico, Veronica Raimo e Nino D’Attis nel salotto di casa mia a leggere estratti dei loro romanzi ancora inediti. Era un tardo pomeriggio di fine maggio e da lì, da quell’aperitivo fortemente alcolico consumatosi a Roma, a Torpignattara, dopo aver organizzato e partecipato a un numero spropositato di presentazione di libri svilenti e noiose, che nacque il nucleo originario dell’evento Citofonare Interno 7. Da quel giorno Citofonare Interno 7 porta, nel clima conviviale di un salotto, la lettura di alcuni passi di libri inediti e uno spettacolo musicale live.
È una sorta di reading-mob che mobilita la cultura e la offre a domicilio. Il format è stato ripreso diverse volte a Roma e dal marzo 2011, oltre ai lidi capitolini, sbarca nei contesti delle principali città italiane. Fino ad ora hanno partecipato alcuni tra i giovani scrittori italiani più importanti, e l’elenco sarebbe davvero lungo. L’obiettivo è quello di svicolare l’idea di letteratura dal concetto dell’imperante marketing editoriale, secondo il quale ogni evento è legato all’idea di vendere l’oggetto libro e, inevitabilmente, per ammaliare un numero crescente di potenziali lettori e acquirenti, l’idea dello scrittore sempre meno intellettuale e sempre più personaggio. Ci è sembrato giusto, fin dall’inizio, in un momento politico e sociale difficile, con il crescente numero di disoccupati, che non sono più soltanto giovani, ma anche uomini e donne di 40, 50 anni, per i quali inserirsi in un mercato del lavoro sempre più in crisi diventa una missione che sfiora l’impossibile, con l’aumento di famiglie che non riescono più ad arrivare a fine mese, con la tragica situazione di chi non è più in grado di pagare le rate del mutuo, legare l’evento letterario domestico ad azioni di sostegno per chi non possiede più una casa.
Da qui la collaborazione con l’associazione di promozione sociale La casa di cartone, costituita da ragazzi che da anni lavorano per migliorare le condizioni di vita dei senza fissa dimora. È da questo legame tra letteratura e promozione sociale che nasce l’idea di dare alle stampe un volume, il primo del neonato marchio editoriale Citofonare Interno 7, dal titolo La letteratura non conta niente che accoglie dieci racconti aventi come tema quello delle presentazioni di libri dall’esito disastroso (gli autori presenti sono: Saverio Fattori, Marco Montanaro, Roberto Mandracchia, Giuseppe Braga, Angela Scarparo, Omar Di Monopoli, Ilaria Mazzeo, Marco Candida, Livio Romano ed Elisabetta Liguori), i cui ricavati andranno a sostenere proprio un progetto promosso da La casa di cartone dal titolo B.I.P. (beni immateriali primari), che prevede l’utilizzo di performance artistiche nei luoghi del disagio per l’integrazione tra fasce emarginate di popolazione e il territorio. Come afferma Girolamo Grammatico, presidente dell’associazione: «Sulla scia della Notte dei senza dimora, appuntamento del 17 ottobre di ogni anno, La casa di cartone chiamerà artisti di ogni risma per offrire uno spettacolo di arte performativa a persone che vivono in uno stato temporaneo di disagio. La serata sarà, inoltre, aperta ad un pubblico interessato: entrare in luoghi solitamente rimossi significa anche erodere un po’ del silenzio che circonda questi spazi». È solo un piccolo sasso nello stagno dell’indifferenza nei confronti dei senza fissa dimora. La letteratura deve smuovere simili acque: è la nostra piccola missione.
 

La letteratura non conta niente: prima presentazione domenica 10 aprile ore 18 Libreria Rinascita via Savoia 30 Roma

 
“LA LETTERATURA NON CONTA NIENTE”
Presentazione del primo libro edito da Citofonare interno 7, la casa editrice che sostiene il sociale

Dieci racconti di scrittori italiani su presentazioni di libri che per le ragioni più varie – pubblico assente, personaggi molesti tra i presenti all’incontro, organizzazione disastrosa e relatori insopportabili – si sono trasformate in un duro banco di prova per i malcapitati protagonisti. “La le…tteratura non conta niente” è il primo libro edito da Citofonare interno 7 e sarà presentato a Roma presso la libreria Rinascita, domenica 10 aprile alle ore 18:00.

Saverio Fattori, Marco Montanaro, Roberto Mandracchia, Giuseppe Braga, Angela Scarparo, Omar Di Monopoli, Ilaria Mazzeo, Marco Candida, Livio Romano ed Elisabetta Liguori danno la loro versione dei fatti, imbandiscono, ciascuno con la propria voce e con il proprio stile, un campionario ironico di disastri realmente accaduti, nel quale serio e faceto si mescolano dando vita ad un immaginario franto del sistema editoriale italiano.

Nata dall’esperienza dell’omonimo evento letterario domestico che mobilita la cultura e la porta a domicilio, la casa editrice Citofonare Interno 7 devolverà parte del ricavato, ottenuto dalla vendita di questo volume, a finanziare B.I.P., Beni Immateriali Primari – L’arte non ha dimora – un progetto ideato dall’associazione di promozione sociale La casa di cartone, che prevede l’utilizzo di performance artistiche nei luoghi del disagio per l’integrazione tra fasce emarginate di popolazione e il territorio.

Alla presentazione dell’antologia, curata da Rossano Astremo e Girolamo Grammatico, daranno una breve testimonianza alcuni autori dei racconti.

Per info:
www.lacasadicartone.it
citofonareinterno7.wordpress.comSee More


La letteratura non conta niente: in anteprima l’introduzione dei curatori

 

INTRODUZIONE

 

«La vita bisogna viverla, in questo consiste tutto, semplicemente. Me lo disse un barbone che incontrai l’altro giorno uscendo dal bar La Mala Senda. La letteratura non conta niente».

(R. Bolaño, I detective selvaggi)

 

In Italia si pubblicano sessanta mila nuovi titoli ogni anno. Cinquemila ogni mese. Oltre centosessanta ogni giorno. Immaginate ora centosessanta nuovi libri che quotidianamente vengono fuori dalle stamperie d’ogni parte dello stivale, per poi giungere nei magazzini dei distributori e da qui poi dirigersi nelle librerie.

Immaginate, in più, il lavoro degli uffici stampa che, con la crescita esponenziale di possibili concorrenti, infittiscono impazienti la loro agendina di numeri di giornalisti, critici letterari, librerie, organizzatori di eventi e quant’altro affinché, attraverso le loro ammalianti capacità persuasive, possano ottenere fette di spazio e visibilità sempre crescenti.

Immaginate, per un attimo, lo scrittore contemporaneo alle prese con il suo libro fresco di stampa.

Il suo lavoro, quindi, non consiste solo nel mettere su carta la storia che ha preso possesso della sua mente, ma, una volta terminato l’atto creativo, è necessario che si rimbocchi le maniche e che faccia sfoggia del suo sorriso migliore per andare incontro al suo pubblico.

Non sempre però le ciambelle vengono fuori con il buco e il libro che avete tra le mani dà conto di questi buchi venuti male, di questi incontri pubblici in cui per lo scrittore presentare la sua «ultima fatica» si trasforma in un tragico atto del quale molto volentieri farebbe a meno.

La letteratura non conta niente raccoglie dieci testimonianze di scrittori italiani su presentazioni di libri che per le ragioni più varie – pubblico assente, personaggi molesti tra i presenti all’incontro, organizzazione disastrosa e relatori insopportabili – si sono trasformate in un duro banco di prova per i malcapitati protagonisti.

Saverio Fattori, Marco Montanaro, Roberto Mandracchia, Giuseppe Braga, Angela Scarparo, Omar Di Monopoli, Ilaria Mazzeo, Marco Candida, Livio Romano ed Elisabetta Liguori danno la loro versione dei fatti, imbandiscono, ciascuno con la propria voce e con il proprio stile, un campionario ironico di disastri realmente accaduti, nel quale serio e faceto si mescolano dando vita ad un immaginario franto del sistema editoriale italiano.

Il libro che avete tra le mani è il primo volume edito da Citofonare Interno 7.

A Claudio Morici va un nostro sentito ringraziamento, perché è grazie alla sua originale idea che ha preso corpo la voglia di realizzare questa antologia.

Parte del ricavato ottenuto dalla vendita di questo volume servirà a finanziare B.I.P. (beni primari immateriali), un progetto ideato dall’associazione di promozione sociale La casa di cartone, che prevede l’utilizzo di performance artistiche nei luoghi del disagio per l’integrazione tra fasce emarginate di popolazione e il territorio.

Un’occasione in più per far sì che la lettura di questo libro possa essere un piccolo gesto rivoluzionario.

 

I curatori

 


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