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Citofonare Interno 7: I libri li vendiamo “ombrellone a ombrellone”

Citofonare Interno 7: I libri li vendiamo “ombrellone a ombrellone”

Si parla spesso di letture sotto l’ombrellone, di libri idonei per affrontare i giorni di vacanza estivi da trascorrere in assoluto relax prima di un nuovo anno di duro lavoro.

Citofonare Interno 7, la piccola casa editrice romana, nata nel 2011, ha da poco pubblicato la sua prima guida emozionale, “Tropea e dintorni dalla A alla Z”, scritto da Maria Carrano, un viaggio autobiografico attraverso la Costa degli Dei, ricco di consigli su luoghi da visitare, su aneddoti del posti e su come divertirsi.

Un libro perfetto per chi trascorrerà le proprie vacanze a Tropea e posti limitrofi.

Ad agosto Citofonare Interno 7 invaderà pacificamente le spiagge della zona per promuovere e distribuire il suo nuovo libro.

Una vendita “ombrellone a ombrellone”, un modo per bypassare le consuete logiche distributive del libro che molto spesso vanificano il lavoro dei piccoli editori a vantaggio di poche grandi forze che dominano il mercato.

Dopo aver portato, a partire dal maggio del 2008, nelle case degli italiani decine di giovani scrittori a leggere pagine inedite dei loro lavori, Citofonare Interno 7, con il nuovo progetto editoriale che affianca l’omonimo evento letterario domestico, si pone il piccolo obiettivo di scombinare le carte, di cercare strategie promozionali, distributive e di vendita alternative rispetto ai meccanismi standard che regolano la vita di un libro.

Sono necessarie nuove regole affinché il gioco tra le parti – tra la piccola e la grande editoria – sia quanto meno squilibrato possibile.

In attesa che qualcosa si muova al riguardo, i piccoli editori non possono stare a guardare o si rischia di essere schiacciati.

Per il momento, ad agosto ci si vede in spiaggia.

L’editore

Rossano Astremo

citofonareinterno7.wordpress.com

rossanoastremo@libero.it

3475206564


“Tropea e dintorni dalla A alla Z” di Maria Carrano, la prima guida emozionale targata Citofonare Interno 7

 

Maria Carrano

Tropea e dintorni dalla A alla Z (Citofonare Interno 7)

112 pp.

12 euro

Avendola tra le mani non vi aspettate segnalazioni di hotel e ristoranti, o perlomeno non aspettatevi solo questo.Visitare un posto è innanzitutto respirarne le storie, le persone e le cose ad esso legate. Per questa ragione l’autrice intreccia in un fitto e variegato arazzo, le vicende dei luoghi, le tradizioni, la cultura, i sapori e gli odori con aneddoti, ricordi personali e leggende.

Averla in tasca non significa avere semplicemente con se un elenco di cose da fare e di posti da visitare Significa piuttosto appropriarsi di un’esperienza personale, delle conoscenza di un luogo attraverso la vita vissuta, i giorni trascorsi, le voci ascoltate.

“Tropea e dintorni dalla A alla Z” è un compendio unico ed imperdibile per chi vuole conoscere un luogo d’incredibile bellezza come la Costa degli Dei o per chi già lo conosce e semplicemente vuole osservarlo da un altro punto di vista.

Come acquistarla?

Nelle librerie e nelle edicole dei paesi della Costa degli Dei

oppure:

http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-maria_carrano_.htm

http://www.ibs.it/code/9788890582011/carrano-maria/tropea-dintorni-dalla.html

http://www.amazon.it/dp/8890582014/ref=asc_df_88905820143661751/?tag=pagineprezzi-21&creative=23390&creativeASIN=8890582014&linkCode=asn


Piccolo concorso “La letteratura non conta niente”: secondo racconto selezionato

QUANDO IL TUO CAPOCANNONIERE è UN IMBOSCATO
No, perchè poi io glielo avevo anche detto che il 21 è una data che mi porta sfiga.
di Maria Carrano

___________
Io ci penso spesso alla felicità.
Non è un pensiero preciso del genere ‘se avessi questo o facessi quello’, ma è piuttosto un anelito indefinito e costante che finisco quasi sempre per associare a cose sbagliate. Quindi lo so, è un pò colpa mia. L’avevo scritto anche sul mio diario quando ero poco più di una scolaretta.
Avevo scritto: attento a cosa desideri, potresti ottenerlo! e mi pareva già vero ma poi non è che in fondo in fondo ci credessi del tutto.
Il nostro libro era uscito neppure un mese prima con un editore abbastanza conosciuto. Non mi chiedete chi, non faccio pettegolezzi.
Lui ci aveva ricevuto una volta nel suo ufficio, quando avevamo firmato il contratto. Un contratto standard in cui non ti riconoscono quasi niente come scrittore (ma che vuoi, sembra dire il contratto, già è tanto che ti stiamo pubblicando), e manco a parlarne non ti danno un anticipo (daltraparte si scrive per l’arte e per l’eternità dice sempre il contratto).
Quindi noi, la nostra piccola esperienza ed i nostri piccoli sogni ci presentiamo con il vestitino della festa pronti a mettere una firma sul nostro futuro radioso.
Lui è seduto alla sua scrivania. Sghignazza di tanto in tanto con un sibilo tarato tra i denti, ci sciorina una manfrina infinita sulle affinità zodiacali e ci liquida dicendo che il libro dell’anno che pubblicheranno sarà proprio d’astrologia. Il nostro, di certo sarà il secondo, pensiamo. D’altra parte come potrebbe essere diversamente? Trattiamo un argomento centrale (la famiglia), in modo atipico (è un saggio ironico), in un momento storioco particolare (piena frattura sociale). Lui intanto c’ha calcolato l’ascendente e mentre ci predice disastrose congiuture astrali noi siamo già impegnati a programmare mentalmente il piano di marketing.

Circa un anno dopo ci prepariamo a scalare le classifiche di mezzo mondo. Vorrei cambiare qualcosa di me in occasione dell’uscita del libro, che ne so rifarmi i capelli, o forse il naso, il mento più marcato, presentarmi con una novità insomma. Nell’indecisione galleggio tra le foto delle riviste e vago con l’immaginazione tra le domande che sogno ci pongano.
Mi immagino sopra un trabattello ornato di stemmi di partito ad enunciare il mio pluripremiato monologo sull’impegno civile e politico, sulla decadenza del nostro patto di coesione sociale e declino mentalmente il vademecum di quello che da buona trentenne precaria ho da rivendicare a Stato e società.
Avevamo deciso che avremmo partecipato a tutte le iniziative dell’editore, che l’avremmo appoggiato e che avremmo prestato volentieri il nostro tempo per conferenze ed interviste; perchè la nostra, dicevamo tra noi, è una piccola battaglia per i diritti, un atto di civiltà, un gesto rivoluzionario. Dalla data d’uscita del libro però il nostro telefono langue, le segnalazioni sulla stampa pure.
Nessuno ci chiama. Sciviamo qualche mail al nostro ufficio stampa e quasi sempre non ci risponde. Messo alle strette ci risponde a monosillabi. Tutta la sua abilità al momento si è concretizzata nell’aver inviato un pò di copie a giornali e tv. Ecco tutto.
E come?, chiediamo, avevamo concertato di puntare sull’attualità, di agganciarci allo strombazzatissimo tema della famiglia tradizionale vs quella atipica, della perdita dei valori, della sottrazione sistematica di futuro per i trentenni contemporanei. Lui nicchia.
Chiediamo a quando la presentazione e dice che marzo non è un buon momento. Bene, allora maggio o giugno.
No, in effetti sarebbe meglio fare presentazioni in un altro periodo dell’anno.
Settembre?
No, l’autunno è sconsigliato.
Ci pare la cosa vada per le lunghe, lo malediciamo e chiadiamo ad una nostra amica che possiede una libreria d’ospitarci per la presentazione.
Quando lo comunichiamo all’ufficio stampa sembra contento.
Mi pare d’averlo visto altrettanto partecipe le volte che ha apostrofato una nostra iniziativa di promozione su facebook semplicemente clickando su mi piace.
Per la presentazione però s’impegna, tira fuori l’asso da novanta. Ci dice che potrebbe intervenire il nostro direttore editoriale, quello con la passione per l’astrologia. Certo, essere presentati dal proprio DE non è il massimo perchè è come chiedere all’oste se il vino è buono. Lui ci riempirà di complimenti, saprà far risaltare la centralità del tema trattato, riuscirà a sottolineare il fiuto con cui il comitato editoriale ha selezionato il nostro manoscritto. Ci sembra troppo facile, chi si loda s’imbroda diceva il mio professore alle medie, ma tant’è che accettiamo e ci mettiamo subito sotto con la comunicazione dell’evento.
Nel giro di 2 settimane abbiamo comunicato l’appuntamento ad amici e parenti, colleghi di lavoro, gruppi ed associazioni interessate all’argomento, alcuni conoscenti e qualche estraneo di passaggio.
Mancano 2 giorni al fatidico incontro che i nostri più cari amici si defilano con la scusa di un incontro di cucina imperdibile perchè si fa il macrobiotico. Un’altra ha lezione di yoga, una coppia che conosciamo da tempo deve andare ad un battesimo (alle 18:30?), un amico va con famiglia all’estero, una ex collega fa finta di non ricordarsi la data, alcuni neppure aprono l’invito o rispondono alla mail.
Nonostante ciò, la mattina della presentazione ci sentiamo pronti ad ingaggiare la nostra buona battaglia politica in favore delle giovani coppie, dei giovani genitori, in definitiva in un delirio di mastodontica potenza mediatica, di difendere ciò che di più sacro abbiamo al mondo, i nostri figli.
è primavera, c’è il sole e non ci sono grandi eventi sportivi a competere.
Compriamo il giornale e troviamo la segnalazione del nostro reading.
Ci sentiamo rinfrancati, in effetti avevamo pensato male dei nostri editori ed invece l’ufficio stampa si sta impegnando. Così ci rabbuoniamo e ci presentiamo puntuali alle 18 davanti alla libreria che deve ospitarci.
Ci sono due persone fuori che aspettano. Dentro altre 3. Una è il nostro direttore editoriale, l’altro l’ufficio stampa, la terza mi sembra la fidanzata di uno dei due. Molto professionalmente siedono al bancone e fanno l’aperitivo.

Ci salutiamo e poi andiamo a fare gli onori di casa che loro  non ritengono di dover fare.
L’DE non si smuove di un millimetro. Idem l’ufficio stampa.
Chiacchieriamo in attesa che la mezz’ora di tolleranza faccia arrivare i ritardatari.
Arriva in compenso un amico che è in netto ritardo sull’appuntamento successivo. Lui ci fa un pò fretta, deve andare ad una commemorazione funebre e ci sentiremmo drammaticamente in colpa se arrivasse , come si dice, a corpo freddo.
Inoltre, date le esigue presenze, preferiremmo evitare che vada via anche lui e ci avviciniamo al divanetto su cui dovremo sedere.
I pochi invitati, neppure 10, prendono posto.
Aspettiamo.
Il direttore editoriale sorseggia lento un bianco che ad occhio e croce direi si tratti di un pecorino.
La gente aspetta.
Prende con una lentezza mostruosa una tartina.
Gli autori aspettano.
Ingurgita una oliva.

Quando arriva sono tutti un pò spazientiti. Noi celeri e precisi andiamo subito a sederci.
Conosciamo tutti i presenti escluso un pelato con ottimi gusti d’arredamento considerando la busta che ha in mano.
Il DE prende il microfono e fà: il non ero sicuro di venire per una questione politica. Questa catena di librerie sta facendo molti licenziamenti.
Noi ci guardiamo spaesati.
Poi lui riprende, ma ho deciso di venire perchè tanto non mi cambia nulla, al massimo vendiamo due copie del libro.
Taciamo.
Penso all’oroscopo e mi viene da pensare che segno sarà questo? Sorvolo sulla mia risposta interiore.
Allora, dice lui, in questo paese la gravidanza è una malattia e io ho tanti mobili ikea, facendo una summa incomprensibile di alcuni argomenti fondamentali trattati nel libro, rispettivamente la malasanità e la mancanza di politiche dirette alla famiglia.
Mi passa il microfono.
Vorrei focalizzare i punti per me fondamentali, quelli prettamente civili e politici.Inizio il mio monologo sull’insensibilità della società verso la difesa della procreazione. Sciorino una serie di concetti legati al disinteresse diffuso, alla mancanza profonda di volontà di tutelare la famiglia.
Lui interviene dicendo si ma il libro è molto divertente e prende una pagina a caso e la legge con uno stile fantozziano degno di riguardo. Si tratta di uno dei passaggi più seri del testo, sennonchè una delle cose più sentite e forse autobiografiche dell’intero scritto.
Dico: scusa ma l’hai letto come una barzelletta.
Si dice lui, vedi che fa ridere?
con quel tono fa ridere anche la didascalia sul boccione del detersivo.
Attenta a quello che desideri, potresti ottenerlo, penso tra me e me.
Lui riprende, legge un altro estratto e poi mi domanda se il parto è stata un’esperienza divertente.
Vorrei dirgli che sarei felicissima se potesse scoprirlo da solo ma glisso la domanda e ricomicio con il monologo.
Lui interviene nuovamente. In un libro divertente non si parla di crisi sociale, sembra voler affermare ad ogni battuta, e ci lancia occhiate come a dire: se non la buttiamo sul ridere queste benedette due copie finisce che non le vendiamo.
Afferrato il concetto strategico ridiamo spezzando un singulto.
Quando prende la tangente divagando su alcuni aspetti molto personali della sottoscritta e molto estranei al libro decido di porgli una domanda per riequilibrare la questione:
scusi, ma perchè a pubblicato questo libro?
Tu vorresti una risposta romantica…
Mi accontenterei di una risposta intelligente penso in un lampo.
Abbiamo pubblicato questo libro perchè dobbiamo fare cinque titoli di varia all’anno!
Ah!
Attenta a quello che desideri, potresti ottenerlo:
volevo una presentazione, l’ho avuta.
Volevo una risposta, l’ho avuta.
Vorrei non aver voluto entrambe le cose.
Il resto è frizzi e lazzi. Offriamo da bere noi agli astanti perchè per l’editore siamo uno dei cinque libri di varia quindi non è il caso di investire 10 euro in una bottiglia di vino. Quando non ne possiamo proprio più proponiamo di chiudere con la lettura di un capitolo e proprio quando la mia autostima è finita ad altezza maiolica del bagno ascolto le nostre parole lette in quella sala semideserta.
Mi ritornano alla mente i motivi per cui si scrive una storia.
Se frequentate un corso di narrazione è probabile che sentirete la storiella secondo cui fin dalla notte dei tempi l’uomo si è diviso i compiti: qualcuno caccia, altri raccolgono la frutta e infine c’è chi ha il ruolo di raccontare.
Raccontare è dare un senso, mettere in connessione, interlacciare eventi, ed avere bene a mente un rapporto diretto tra causa ed effetto consente di comprendere a pieno le proprie e le altrui azioni.
Non stiamo parlando solo di commercio, produrre un libro non è produrre pasta. Vendere un libro è vendere un seme che poi cerca il suo percorso all’interno del lettore. Sulle idee fortunatamente non si può fare il 3X2 e a prescindere dalla qualità o meno del nostro libro, noi non siamo solo uno di quei 5 libri di varia dell’anno!


Collane: Vertigine e Abbecedario: Il nostro 2011

Il progetto editoriale di Citofonare Interno 7 parte in questo 2011 con la pubblicazione di 5 volumi. Due rientrano nella collana di narrativa, chiamata Vertigine: a marzo uscirà “La letteratura non conta niente”, volume antologico su racconti di disastrose presentazioni letterarie raccontate da dieci scrittori italiani – Saverio Fattori, Roberto Mandracchia, Ilaria Mazzeo, Elisabetta Liguori, Livio Romano, Omar Di Monopoli, Giuseppe Braga, Angela Scarparo, Marco Montanaro e Marco Candida -; a settembre un libro-intervista sul mestiere dello scrittore, nel quale a raccontare il loro rapporto con la scrittura saranno, tra gli altri, Emanuele Trevi, Carlo D’Amicis, Carola Susani e Giordano Meacci. I tre restanti volumi verranno pubblicati nella collana Abbecedario, in cui dalla a alla z si cercherà di raccontare il meglio e il peggio dell’immaginario collettivo di questo Paese, e sarano tre guide non conformiste alle città di Lecce, Tropea e dintorni e Roma. Il libro su Lecce sarà scritto da Elisabetta Liguori ed uscirà a giugno. Sempre a giugno Maria Carrano pubblicherà il suo volume su Tropea. A dicembre, infine, Michela Carpi ci racconterà la sua Roma.


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