Piccolo concorso “La letteratura non conta niente”: primo racconto selezionato

 

ANNA E IL BAMBINO

di Filomena Pucci

______________

La vita precaria ormai le faceva paura, dopo un anno di dedizione convinta alla causa della scrittura, cominciava ad avere dubbi sul suo destino di scrittrice in potenza. “Chi sono io?” era la domanda che la svegliava di notte da settimane e che non la faceva più riaddormentare fino a dopo l’alba. Quel primo sabato di maggio però si era svegliata benissimo, aveva finalmente dormito una notte intera, e aveva aperto gli occhi fiduciosa sul suo futuro, e sul lunedì che l’aspettava dopo quel week end. Aveva inforcato la sua bicicletta per andare a quel brunch letterario, e assistere alla presentazione di un nuovo libro, un piccolo caso, di sicuro successo. Si, si diceva, questa è la vita, curiosità e apertura, fiducia e amore, mai più quella paura di vivere che l’aveva attanagliata in quegli ultimi giorni. Era arrivata all’indirizzo della presentazione, e prima di salire aveva gettato un’occhiata veloce al suo cellulare, per vedere se era arrivato caso mai, qualche messaggio inaspettato, ma niente, come al solito, niente. Fiduciosa e sorridente era comunque salita quarto piano del palazzo. Sulla soglia della porta aveva visto una casa assolata, piena di gente e bambini. Tanti bambini. Già, perché quelli della sua età cominciano a fare bambini e malgrado lei non pensi di avere i geni della madre, è inevitabilmente attratta da quei cuccioli. Sarà per questo, che fatti tutti i saluti, si trova improvvisamente tra le braccia la figlia di un’amica: Margherita appena due anni, figlia di quella sua amica che, così per caso aveva scritto un libro, che era diventato un best seller, mentre lei, inutile dirlo, il romanzo su cui aveva lavorato per tre anni, nemmeno riusciva a farlo leggere agli editori giusti. La sua amica però le diceva di continuare a tenere duro, perché le cose belle accadono in un istante, quando meno te lo aspetti. Come era successo a lei che dopo il libro aveva pure avuto quel piccolo cucciolo di donna. Con Margherita tra le braccia sentiva la leggerezza di quell’esserino come se fosse la sua, come se fosse stata lei quel bambina beata e allo stesso tempo lei, la madre che ne aveva cura; era una sensazione strana ma che le metteva serenità. E poi lei lo sapeva benissimo che non era affatto tutto rose e fiori, se le ricordava ancora le fatiche di sua madre. Addirittura una volta da qualche parte aveva letto che i neonati, come tutti i cuccioli di animali, sono così irresistibili proprio perché devono innescare in chiunque li guardi un sentimento di protezione e di cura. Non poteva che essere così, ne valeva la loro sopravvivenza. Ecco un bluff anche loro, proprio come le aveva spiegato sua madre. Ancora con quella bambina tra le braccia e dopo averne apprezzato per un altro breve istante, la sua sconvolgente leggerezza, Anna si aggira tra gli invitati alla ricerca della legittima madre, a cui riconsegnare il peso di quella responsabilità. Adesso leggera, delle sue braccia vuote va a cercare in cucina un bicchiere di vino rosso. Le persone continuano ad arrivare, è quasi l’una di un sabato di maggio, e molti di quelli che arrivano, sono carichi di bambini e carrozzine. A quanto pare quell’orario invita i neo genitori ad uscire allo scoperto con i loro cuccioli e quella presentazione, sembra a metà con una festa per bambini. Arrivano in tanti, anche nomi importanti di quelli che lei un po’ ammira e invidia insieme. Nel grande salone continuano i preparativi tecnici per la presentazione, casse, microfoni, leggii. Mentre aspetta un po’ annoiata, con fare disinteressato, controlla di nuovo il cellulare nella sua borsetta, nessuna messaggio inaspettato è arrivato. Se lo ripete mille volte al giorno di non fare quel gioco, che poi ci rimane male, senza che nessuno le abbia fatto male, eppure la tentazione è irresistibile.

E’ una splendida giornata di maggio, un uomo con il cravattino rosso, anche lui accompagnato da una figlia, in età di scuola elementare, le sia avvicina e la saluta. E’ un critico letterario, di quei geniacci che leggono tutto, e con sprezzo del lavoro e della fatica, riescono a fare mille progetti interessanti. Ha letto il suo romanzo, e le dà alcuni suggerimenti su come migliorarlo, è gentile, ma non come lei avrebbe bisogno. Mentre parla, la sua bambina gli si struscia alle gambe e lui amorevolmente le accarezza i capelli e le sorride. Pensa che in quel momento preferirebbe essere quella ragazzina, piuttosto che la scrittrice in potenza, di cui tutti aspettano l’esordio. Ma si ricorda dei buoni propositi con cui si era svegliata, curiosità, fiducia, amore, e con la scusa di prendere un altro bicchiere si allontana da lui e dalle sua inespugnabile perfezione.

Gironzolando per casa con il piatto stracolmo di rustici alla ricotta, ancora una volta la sua attenzione è attirata da un bambino. Sta solo in un angolo, composto e silenzioso, un piccolo uomo in camicia e giacca blu. Seduto con il suo piattino, mangia piano, piano cercando di non sporcarsi, raccogliendo le briciole agli angoli della bocca. Mentre lo guarda, la mamma di Margherita le si avvicina e le sussurra alle orecchie: “E’ il figlio di quella scrittrice” indicando con il mento, una donna bionda e segaligna, con le labbra rifatte che sta parlando con l’organizzatore della presentazione. “E’ quella che vincerà lo Strega, già si sa”, spiega ancora la madre di Margherita, che intanto sorride beata tra le sue braccia. “Un libro più odioso non lo poteva scrivere, eppure tutti la corteggiano, pensa, pare che abbia già firmato per il prossimo libro con ****” L’organizzatore intanto, non fa che dire si con la testa, sembrano quasi inchini, quella donna a meno di 5 metri di distanza incute terrore.  Per fortuna Anna sta più lontana.

Finalmente la presentazione ha inizio, inutile dire che la protagonista è la futura vincitrice dello Strega. L’atmosfera diventa rapidamente seria, e Anna con il suo piattino di rustici in mano si sente improvvisamente a disagio, per questo mentre gli altri si siedono, corre in cucina per posare il piatto da qualche parte. Quando ritorna nella sala, tutti i posti sono già presi e in religioso silenzio, l’organizzatore sta per presentare la scrittrice. In piedi in fondo alla sala, Anna si guarda intorno, il figlio della scrittrice non è più seduto al suo posto, di lui resta solo una fetta di torta al cioccolato morsa e abbandonata sul piattino, poggiato sulla sedia, accanto al tovagliolo bianco che prima aveva sulle ginocchia. Gli altri bambini hanno smesso di giocare e sono seduti diligentemente sulle ginocchia di mamma e papà, solo il frignare contenuto di un neonato, interrompe la voce monotona della scrittrice, che legge le pagine che le hanno meriteranno il prestigioso premio. La sua amica aveva ragione, quel libro e pomposo e provocatorio, scritto da qualcuno che non ha nulla da perdere, Anna vorrebbe andar via. Mentre il silenzio incombe un pianto lontano si insinua nelle sue orecchie, Anna si guarda intorno ma non vede nulla. Nessun altro sembra avere percepito alcunché, tutti presi dalla noia di quella futura scrittrice famosa, solo lei continua a sentire quel lamento represso. Indietreggiando lentamente, sente sempre più chiaro quel pianto provenire dal bagno in corridoio. La porta è solo accostata e sbirciando all’interno della stanza da bagno, Anna intravede il figlio della scrittrice davanti al lavabo con la camicia bianca inzuppata d’acqua, con la quale il bambino sta cercando goffamente di pulire una macchia di cioccolato. Il bambino appena la vede entrare, sgrana gli occhi terrorizzato, e solo un enorme sorriso di Anna sembra tranquillizzarlo per un attimo. Ricomincia a piangere e le racconta che lui non voleva sporcarsi, che era stato tanto attento, però la cioccolata era scivolata e lui non se ne era nemmeno accorto, e adesso doveva pulire tutto, se no la mamma si arrabbiava tantissimo. Anna gli sorride e prova a spiegare al ragazzino che non importava, che la mamma avrebbe capito, ma a quelle parole il bambino ricomincia piangere senza consolazione, “No, no, mamma s’arrabbia. Avevo promesso, non mi dovevo sporcare, poi non mi vuole più bene.” Un moto inaspettato di Anna la fa avvicinare al bambino, lo abbraccia e comincia ad accarezzarlo sui capelli. “Certo che ti vuole bene mamma, mamma ti vuole sempre bene, anche se a volte va di fretta e dice le parole con la voce alta. Mamma ti vuole sempre bene anche se non te lo dice tutti i giorni, anche se non ti fa sempre le carezze. Perché le mamme altrimenti non si chiamerebbero mamme, la tua ti vuole tantissimo bene” Il bambino con la camicia bagnata, guarda Anna interrogativo per un attimo, sarebbe bello credere alle sue parole, poi la paura lo riacchiappa e ricomincia a piangere grossi lacrimoni. Anna allora gli propone di levarsi la camicia, ci penserà lei a risolvere tutto. Il bambino tirando su con il naso, si sfila la piccola giacca blu e poi passa la camicia ad Anna, che si sbriga a lavarla con la saponetta e poi con il phon inizia ad asciugarla. Il bambino quando capisce quello che sta succedendo finalmente esplode in un sorriso e si asciuga le lacrime con il dorso delle mani. Il tempo passa e fuori la presentazione prosegue. Applausi, interventi, complimenti, una presentazione infinita. E per fortuna, altrimenti quella camicetta non si sarebbe mai asciugata. Quando il bambino si è ricomposto nella sua divisa di piccolo uomo, Anna sbircia fuori dalla porta per controllare che non ci sia nessuno fuori, e poi gli fa segno di uscire, lui va di corsa accanto alla madre, le prende la mano e aspetta fiducioso una carezza. La scrittrice, finalmente prende in braccio il bambino, e lo presenta a tutti come il suo gioiello. Anna lascia defilata la presentazione, senza salutare nessuno, sulla soglia di casa saluta da lontano il bambino, ma il piccolo nemmeno se ne accorge, tanto è felice di stare braccio alla madre, che gli vorrà sempre tanto bene finché sarà il bambino perfetto che non si sporca mai, nemmeno con la cioccolata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: